1941: L’inizio della fine

1941
L’anno in cui comincia prima a vacillare e poi subisce un tracollo non più recuperabile la cieca fiducia in sé stesso di Benito Mussolini.
Prima l’esercito Alleato disgrega l’impero Italiano nel corno d’Africa.
Poi a Pisa, il 7 Agosto muore, durante il volo di collaudo di un nuovo aereo, il figlio prediletto del Duce, Bruno.
Bruno aveva lo stesso senso di infallibilità e la determinazione cieca del padre. Giovanissimo, aveva partecipato come pilota alla traversata aerea fino a Rio De Janeiro, uno dei tanti successi veri e mediaticamente internazionali dell’aviazione Italiana.

Era considerato un eroe, nell’olimpo delle divinità viventi che la macchina propagandistica di Starace, fino al 1939, aveva incessantemente creato.
Sicuramente Mussolini dopo queste due botte, non fu più lo stesso, la sua parabola discendente fu quindi accelerata dagli esiti fallimentari delle battaglie in cui fu coinvolto il nostro esercito, preparato solo con slogan e inadatto ai combattimenti moderni, perché di fatto fermo come armamenti e linee strategiche, alla grande guerra.
La morte di Bruno, caló Mussolini in una depressione che pochi notarono, ma che gli impedì di reagire politicamente agli eventi successivi, se non con rassegnata forza d’inerzia.
Lo si capisce ascoltando il discorso per l’anniversario della marcia su Roma di Littoria (Latina, attualmente), tenuto nell’Ottobre del 1941, a due mesi dall’incidente aereo di Pisa, discorso che pur essendo celebrativo e enfatico nella sostanza, si avverte stanco, volto al passato e privo della forza che discorsi di appena pochi mesi prima, contenevano.

I mesi successivi alla tragica morte del figlio, videro il duce preso dalla stesura del libro “Parlo con Bruno”, che lo distolse dal governo del paese, e dalla guerra in atto, sempre più disastrosa per il regime ed il paese.

Da qui al gran consiglio del Fascismo, all’arresto, al Gran Sasso, Saló e Dongo, Mussolini fu solo la sbiadita controfigura di ció che era stato, un fantoccio in mano ai Nazisti, apatico e rassegnato.
Una parabola che dal delirio di onnipotenza di un nuovo, autoproclamato Cesare che calpesta diritti, libertà e cadaveri, si chiude con la Macelleria Messicana di piazzale Loreto.

Fabio Cappellini

Bruno e Benito Mussolini

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